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L’INTELLIGENZA DELLE ORCHIDEE

L’INTELLIGENZA DELLE ORCHIDEE

Testi e fotografie di Lorenza Faccioli

Le piante sono intelligenti, non c'è dubbio, in questo articolo parlerò dell'intelligenza delle orchidee, prova lampante del loro fascino.

Nel mondo ci sono più piante o più animali? Utilizzando una bilancia con il regno animale su un piatto e quello vegetale sull’altro, quale dei due peserebbe di più?

Può sembrare strano ma la risposta è che le piante sono, in proporzione, 37 volte più numerose degli animali. La loro efficacia evolutiva dipende dalla loro intelligenza.

Ebbene sì, anche le piante sono intelligenti e non sono inferiori rispetto agli animali, anzi.

Esse sono in grado di comunicare tra loro e con l’ambiente circostante, apprendono ed applicano strategie di difesa e di sopravvivenza. Insomma, le piante sono davvero intelligenti e le orchidee, tra le tante, ce lo dimostrano.

La famiglia delle Orchidaceae è, insieme a quella delle Asteraceae, la più ricca di specie al mondo. Insieme sono anche le famiglie più evolute e per questi motivi sono ricercate, studiate e commercializzate.

Inutile negarlo, le orchidee hanno fiori esteticamente bellissimi.

Le orchidee presenti in Europa e nell’area mediterranea sono prevalentemente geofite, hanno cioè apparato radicale ipogeo (sotterraneo). Quelle tropicali sono spesso epifite, hanno cioè radici aeree (fig.1).

Fig. 1

Qui di seguito lo schema molto semplicistico delle parti che compongono il fiore di un’orchidea generica.

Ogni genere e specie hanno diversità di forme, colori, etc.

La famiglia delle Orchidaceae è composta da più di 20.000 specie in oltre 800 generi.

Sono piante protette dalla legge e ne è vietata la raccolta.

Fig. 2

Scrivere di morfologia e biologia delle orchidee necessiterebbe un testo a parte, in fondo a questo articolo troverai un consiglio su una pubblicazione specifica.

Qui invece pongo l’attenzione su un aspetto della loro biologia, la riproduzione sessuata e soprattutto l’impollinazione.

Affinché un fiore venga impollinato, il polline deve necessariamente essere trasportato dall’antera allo stimma.

Questo “passaggio di consegna” può avvenire in modi differenti, ad esempio con l’autogamia, l’autoimpollinazione dello stesso fiore.

Invece l’allogamia, l’impollinazione incrociata, è la modalità più frequente di impollinazione nelle piante con fiori.

Essa avviene quando il polline di un determinato fiore viene portato sullo stimma del fiore di un altro individuo.

Chi trasporta il polline da un fiore all’altro? Gli animali.

E qui, nelle orchidee soprattutto, scattano delle fini strategie che qualcuno potrebbe definire poco oneste.

Ci sono molte piante che utilizzano il nettare come merce di scambio con l’insetto che attirano a sé attraverso segnali: colori, odori, etc. Ce ne sono altre che però, per arrivare allo scopo della fecondazione nel modo più diretto e meno dispendioso possibile, attuano sistemi molto sofisticati ed anche ingannevoli.

Molti insetti bazzicano da un fiore di una specie a tutt’altra pianta, senza esclusività.

Altri si sono specializzati su un’unica specie, alcuni imparano a riconoscere tratti del fiore e li associano alla mancanza di nettare (la ricompensa), evitando quindi di ricascarci.

Per questo motivo ci sono piante che mettono in atto il mimetismo. Due i tipi:

mimetismo batesiano: c’è una specie mimo che imita i segnali di una specie modello e un operatore che risponde agli stimoli (Dafni & Ivri 1981; Dafni 1984, 1987);

mimetismo generalizzato: non vi è una specie modello e le piante imitano segnali generici, come i colori, la forma della corolla e il profumo (Nilsson 1992).

Nel genere Ophrys il labello (fig. 2) presenta dei disegni che imitano l’addome della femmina dell’insetto che fa da impollinatore. In Ophrys sphegodes il labello ha un disegno particolare che ricorda un ragno anche se il nome specifico sphegodes si riferisce ad un imenottero. Questa somiglianza induce l’animale a posarsi sul labello per accoppiarsi, insieme ad altri stimoli olfattivi e tattili. Così sul corpo del ragno o dell’insetto si attacca il polline del fiore, senza merce di scambio, se non un finto accoppiamento. L’animale, spostandosi quindi su un altro fiore della stessa specie per accoppiarsi nuovamente, rilascia il polline permettendo la possibile fecondazione.

Per approfondire questi e molti altri argomenti legati alle orchidee spontanee d’Italia consiglio l’acquisto di: Orchidee d’Italia del GIROS Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee, edizioni Il Castello.

Il colore dell’orchidea con l’apparato radicale a nido d’uccello, Neottia nidus-avis, può far credere che sia priva di clorofilla.

Invece i pigmenti clorofilliani ci sono ma sono mascherati da altri pigmenti. Per renderli visibili basta riscaldare la pianta.

Si tratta di un’orchidea prevalentemente autogama e può fiorire e fare frutti sotto terra.

Le prossime fotografie  rappresentano le Cypripedium calceolus, Scarpette di Venere o Pianelle della Madonna. A vederle si capisce: il loro labello giallo ha la forma di una pantofola. Ed è una trappola spesso mortale!

Gli insetti che vi finiscono dentro, se non muoiono, per uscire sono costretti a strisciare contro gli organi riproduttori del fiore. Gli impollinatori sono piccole api.

La bellezza di queste orchidee le ha fatte divenire rare ed in pericolo di estinzione. Sono entrate nella Lista Rossa della Flora Italiana come piante protette.

Racconto Natura™ di Lorenza Faccioli

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Via XX Settembre 93, 37036 San Martino Buon Albergo, Verona

lorenza@raccontonatura.it, lorenza.faccioli@pec.it

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