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LA COMBA DES LACS – VALLE D’AOSTA

LA COMBA DES LACS – VALLE D’AOSTA

Testi e fotografie di Lorenza Faccioli

Un'escursione che ti farà guadagnare paesaggi straordinari, con un po' di fatica e sudore ma raggiungendo tanta soddisfazione. Andiamo in Valpelline, alla scoperta di laghetti alpini.

Sono molto affascinata dalla geologia della Valle d’Aosta. Il motivo sta nella diversità. Qui attorno a dove vivo, in Veneto, le rocce sono sedimentarie, strati depositati uno sull’altro dai 250 milioni di anni fa. L’orogenesi ha fatto sollevare quelle che ora sono i monti pallidi, le piccole e grandi Dolomiti, le Prealpi. Ogni tanto c’è l’intrusione di rocce vulcaniche ma principalmente abbiamo materiale carbonatico, i calcari.

La Valle d’Aosta, invece, ha montagne diverse, scure, le Alpi. Ho scoperto essere una regione frequentata da geologi provenienti un po’ da tutto il mondo, proprio per la complessità di faglie, di minerali e di materiali presenti. Sono rocce metamorfiche, modificate rispetto le originarie e sono di età più recente rispetto gli strati carbonatici. 

Non sono qui a scrivere un trattato di Geologia, il mio intento è quello di incuriosirti abbastanza da farti continuare a leggere e magari farti prendere un appunto, riguardo i luoghi o le informazioni. Quello che mi capita quando esploro un luogo, anche dietro casa: il meravigliarsi di quel che non si conosce, l’andare in cerca di risposte, non sempre trovandole, così da mantenere viva la curiosità. 

Come già raccontato in altre occasioni avere un’auto/furgone, il van, ci permette di decidere all’ultimo dove e quando andare, senza dover prenotare. Così questa volta è capitato di:

  • studiare l’itinerario per l’escursione,
  • preparare gli zaini e le poche cose utili un venerdì sera, 
  • impostare la sveglia per il sabato mattina alle 4,
  • partire,
  • passare dal panificio a comprare le tartarughe calde e profumate,
  • prendere l’autostrada,
  • arrivare in Valle d’Aosta, al parcheggio di Places Moulin, alle 9,
  • mangiare una tartaruga con il salame,
  • preparare la tisana calda,
  • partire per l’escursione alle 10.

Alla location di partenza, la diga del lago di Places Moulin, in alta Valpelline, a nord di Aosta, c’eravamo già stati. Ci era rimasta la curiosità di continuare ad esplorare queste lande così, cartina alla mano, il giorno prima abbiamo cercato e studiato l’itinerario.

La nostra meta giornaliera sono i laghi della conca omonima, la Comba des lacs. Dapprima la salita spacca fiato, poi il Lac Long, il Lac Mort, il Lac de la Tête ed il Lac de Mount Rouge.

Il sentiero abbastanza segnalato è il numero 7. In alcuni punti ci sono chiari segni gialli, in altri gli omini di pietre indicano meglio la presenza del sentiero. Dal parcheggio a pagamento vicino la diga si comincia subito a salire lungo una strada larga a tratti asfaltata e poi sterrata. La quota di partenza è 1968 metri, infatti il fiato è un po’ corto ma le gambe girano. Il sentiero si stringe e sale a tornantini, intervallati da una monorotaia che immagino in estate porti su una sorta di trenino. Fermarsi a recuperare fiato è l’opportunità di guardarsi attorno, i ghiacciai, il lago più in basso, i larici che cominciano a colorarsi d’oro e le reti di protezione in caso di valanghe. 

Dopo circa un’ora raggiungiamo i resti de Le Meà, baite d’alpeggio abbandonate a 2320 metri di quota. La visuale si apre sul massiccio del Glacier de le Grandes Murailles.

Ghiacciai, a perdita d’occhio, e poi le rocce scure, colorate: scisti, graniti, chi più ne ha, più ne metta.

Da Le Meà si riparte, continuando a salire. Si arriva ad altri resti d’alpeggio, Le Seytives, a 2446 m. Si continua, guadando il torrente, raggiungendo un altro alpeggio, questa volta in ristrutturazione, Plan Vaûon (2578 m). Qui sulla sinistra c’è il sentiero che sale verso il lago di Mont Rouges: si può decidere di fare il giro al contrario del nostro, io credo sia meglio tenere questo lago per ultimo. 

Da Plan Vaûon si procede quindi raggiungendo finalmente il Lac Long (2720 m). Uso il termine finalmente perché la salita è continua e tosta. E non è finita: gli ultimi 100 metri di dislivello ed eccoci al Lac Mort, incastonato tra le petraie a quota 2843.

Il cielo terso e l’aria fine ci fanno restare fermi giusto il tempo del pranzo al sacco. L’occasione ci fa guardare attorno, siamo attoniti, per la fatica ma soprattutto per la bellezza dei luoghi. Sembra scontato ma non lo è: l’ambiente è diverso dai soliti, è selvaggio, non ci sono persone oltre noi pur essendo un sabato d’ottobre con tempo splendido e la meraviglia è continua. 

Riprendiamo il cammino lungo il sentiero che ci ha fatto arrivare al Lac Mort. Una volta giunti al Lac Long incontriamo qualche escursionista e deviamo verso Ovest, lungo una traccia di sentiero sulla pietraia tinta di licheni verdi che ci fa salire, superare un dosso e poi, dal piccolo Lac de la Tête, scendere un pendio molto scosceso fino al Lac des Mount Rouges a 2628 metri. Qui ci sta una doverosa pausa perché questo luogo è quasi più bello del Lac Mort.

Qui faccio un appunto: il venerdì pomeriggio, cercando informazioni circa questo itinerario, mi sono imbattuta in due siti in cui gli escursionisti sconsigliavano la deviazione a questi ultimi due laghi, non per motivi oggettivi di sicurezza, ma perché secondo loro non ne valeva la pena. A parte che la pena era già passata e sarebbe giunta alla fine con la discesa, meno male che non abbiamo seguito questi consigli: anche questi due ultimi laghetti meritano la visita, assolutamente!

Ecco il momento di ripartire dopo una pausa contemplativa. Il sentiero è molto piacevole, si raggiungono nuovamente gli edifici di Plan Vaûon e qui per i non amanti delle discese come noi comincia il vero supplizio fino all’arrivo al parcheggio. Qui il meritato aperitivo fuori dal van, scaldati dal sole di metà pomeriggio, con il via vai di molte persone di ritorno dall’escursione più semplice lungo il lago di Places Moulin. Seduti in relax abbiamo visto due stambecchi, appena sopra il sentiero, mamma e cucciolo: durante l’escursione visto nessuno, ecco dov’erano, fermi ad osservare, da un punto sicuro, la fauna umana..

Il resto della giornata ci porta verso le miniere di Servette sopra Saint Marcel. Trovato un punto panoramico con vista privilegiata su Cervino e Monte Rosa abbiamo cenato e stanchi, salutato la splendida giornata trascorsa. Il mattino seguente, domenica, abbiamo fatto una camminata defaticante tra larici e betulle nella Val Clavalité, nel Comune di Fenis, prima di rimetterci in viaggio verso casa e nuove avventure!

Ti lascio con le ultime foto ed il video dell’escursione.

Come sempre per informazioni, curiosità e per la traccia gpx puoi scrivermi a lorenza@raccontonatura.it

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