Il Vajo di Mezzane e 3 meraviglie da scoprire

Esiste un luogo dove la natura fa da padrona: le piante ricoprono i sentieri, la fauna selvatica trova i suoi spazi e la roccia dona forme e colori magici.

Dove siamo?

Ci troviamo nel Vajo di Mezzane, in provincia di Verona.

Il termine dialettale Vajo, utilizzato nelle province veronesi e vicentine, sta ad indicare una valle stretta con ripidi versanti, una sorta di canyon scavato e modellato dall’azione di un torrente, corso d’acqua a portata varia e stagionale.

La valle di Mezzane si origina dall’altopiano montano della Lessinia a sud di Velo Veronese e scende verso la pianura inizialmente come vajo, stretto e selvaggio, poi all’altezza del Comune di Mezzane di Sotto diventa una valle più ampia e dolce.

Per accedervi c’è un sentiero naturalistico che però non è tenuto in manutenzione. 

Attenzione quindi, prima di intraprendere un’escursione è sempre necessario munirsi di una mappa topografica e studiare l’itinerario tenendo in considerazione le proprie capacità  fisiche.

 

Ma quali sono i 3 segreti da scoprire in questo luogo magico?

Eccoli:

1. LE MARMITTE

I fenomeni carsici più affascinanti visibili nel vajo di Mezzane sono le MARMITTE, depressioni a forma di pozzo profondi parecchi metri.

Il sentiero che risale il vajo per alcuni tratti percorre il letto del torrente, fatto di rocce sedimentarie carbonatiche formatesi dall’accumulo di materiali di varia origine.

Le rocce carbonatiche sono caratterizzate da una bassa porosità e da una  rete di piani di fratturazione, determinanti per il passaggio dell’acqua e quindi per la possibilità dell’instaurarsi dei fenomeni carsici.

I fenomeni carsici sono particolari forme di erosione dovute all’azione solvente che le acque meteoriche (pioggia, neve, ghiaccio) esercitano sulle rocce carbonatiche.

Queste forme nascono anche dal modellamento della roccia dovuto all’azione di erosione esercitata dai materiali trasportati in sospensione dall’acqua del torrente.

Altre immagini del letto del torrente:

2. L'ULULONE

Bombina variegata è il nome scientifico del gioiello faunistico del vajo di Mezzane, l’Ululone dal ventre giallo.

Questo anfibio deve il suo nome “popolare” a due caratteristiche che lo distinguono:

ululone per il canto del maschio nel periodo riproduttivo, un uuh-uuh-uuh;

dal ventre giallo per l’evidente colorazione del ventre a macchie gialle.

L’ululone dal ventre giallo è distribuito in Italia solo nelle regioni del Nord Est, lungo gli Appennini c’è la Bombina pachypus.

Nel vajo di Mezzane questo anfibio appare quando esplode la primavera e con essa la natura, fatta di amori, richiami, accoppiamenti. 

Se c’è presenza di acqua le varie pozze e marmitte si riempiono di adulti, di uova e girini, in attesa che il ciclo riprenda.

Non di rado si trovano gli ululoni anche in pozzanghere fangose:

Il dorso di questo anfibio anuro (= privo di coda) è ricoperto di tante piccole verruche morbide mentre il ventre ha una colorazione aposematica.

> Cos’è l’aposematismo? E’ la colorazione di una parte del corpo come avvertimento contro possibili predatori. Molti anfibi soprattutto tropicali hanno questa caratteristica per difendersi preventivamente, i colori più utilizzati sono il giallo, l’arancione, il rosso e l’azzurro.

L’animale con un colore aposematico può essere tossico, velenoso o avere semplicemente un gusto sgradevole.

L’ululone se disturbato o minacciato può rovesciarsi e mostrare platealmente il suo ventre colorato:

Altre immagini:

Nelle acque del vajo di Mezzane vivono anche altri anfibi, come rane, salamandre, tritoni e rettili come la biscia d’acqua, la natrice dal collare, Natrix natrix:

Altre immagini della fauna acquatica del vajo:

Salamandra salamandra Salamandra pezzata

La rana:

3. IL DENTE DI CANE

La flora spontanea in fioritura varia a seconda del periodo stagionale, l’ambiente del vajo è quindi mutevole, mai uguale, sempre nuovo anche dalla notte al giorno seguente. 

Si tratta di imparare a fermarsi, ad osservare il mondo apparentemente più piccolo ma di grande valore ecologico.

Ormai da qualche anno monitoro la situazione “fioritura”, ovvero vado a fare la naturalista sul campo, fotografando i fiori nei diversi mesi dell’anno e prendendo nota di fioriture anticipate o posticipate rispetto al loro periodi di antesi (= periodo in cui un fiore è aperto e funzionale).

Il fiore che più amo in questo ambiente è l’Erythronium dens-canis, il Dente di cane.

Questa pianta bulbosa prende il nome “dente di cane” per la forma del suo tubero o per l’aspetto della corolla quando è ancora chiusa.

E’ una pianta che fiorisce nel mese di marzo, quindi tra le prime fioriture annuali. Io l’ho sempre trovato nel sottobosco in cui prevalgono i castagni, in mezzo ai ricci caduti in autunno e misto con altre fioriture, come l’anemone epatica, la primula e l’elleboro verde.

Nel vajo di Mezzane, ambiente umido e poco soleggiato fioriscono molte altre specie erbacee, eccone alcune oltre il dente di cane:

Oxalis acetosellaAcetosella

Anemone nemorosaAnemone dei boschi

Hepatica nobilisAnemone epatica

Pulmonaria officinalisPolmonaria

Questo è il primo articolo di Racconto Natura, per i prossimi lascia la tua mail qui sotto e se hai domande o curiosità da chiedermi scrivimi a: lorenza@raccontonatura.it

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