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Ecuador, la culla della biodiversità

Ecuador, la culla della biodiversità

Nell’estate del 2006 ho avuto l’opportunità di fare un viaggio in uno dei Paesi più biodiversi al mondo: l’Ecuador. Una giovane naturalista, fresca di laurea, partita con un gruppo di scienziati, ricercatori e persone comuni, pronti ad affrontare tre settimane in Sudamerica.

Questa opportunità mi è stata data con la conoscenza della veronese WBA, World Biodiversity Association, durante il periodo trascorso al Museo di Storia Naturale di Verona. 

L’Ecuador era già stato meta di una loro spedizione scientifica e nel 2006 è stata organizzato un viaggio per continuare a studiare la biodiversità e conservarla, facendola conoscere anche a chi non era del mestiere. 

Io stessa, con altri studenti e lavoratori, ho partecipato per scoprire un Paese a me sconosciuto e così ricco di bellezza

Diciamo che lo scopo è stato soddisfatto alla grande. 

3 settimane spostandosi in varie aree dell’Ecuador. Il nome stesso ci fa subito pensare all’Equatore, il parallelo con ugual distanza dai Poli, quindi la circonferenza massima della Terra. Proprio così, l’Ecuador è un Paese del Sudamerica attraversato  dalla linea dell’Equatore e bagnato dall’Oceano Pacifico

In questo racconto troverai 4 sezioni, ovvero 4 zone/ambienti visitati: la foresta, il vulcano, il fiume e l’oceano.

LA FORESTA : OTONGA, EL BOSQUE NUBLADO

Dopo un volo di parecchie ore e diversi scali siamo  atterrati a Quito, capitale ecuadoriana. I 3000 metri di quota si sono fatti sentire subito, lo zaino sulle spalle, già pesante di suo, faceva particolarmente mancare il fiato. A Quito c’era la nostra base, da cui ci siamo spostati per poi tornare e ripartire. 

I primi giorni ci hanno visto esplorare el bosque nublado, la Foresta Otonga

La Foresta Integrale Otonga è localizzata nella provincia di Cotopaxi, tra i 1300 e i 2300 m  d’altitudine. E’ costituita da circa 1500 ettari di bosco primario montano, pascoli ad evoluzione naturale e aree sottoposte ad interventi di riforestazione con specie provenienti dai vivai della stessa Foresta.

Otonga si caratterizza per terreni molto irregolari, con pendenze pronunciate e valli profondamente incise. Confina con una regione boscosa di superficie maggiore dove esistono aree di proprietà privata e una zona a controllo statale detta Reserva Forestal del Rìo Lelia

Queste foreste, Otonga inclusa, occupano una superficie di circa 5000 ettari; questa, a sua volta, è collegata alla Reserva Ecologica Los Ilinizas. Le relazioni con tutti questi boschi primari permettono ad Otonga di mantenere un’elevata biodiversità, vista la notevole estensione dell’intera area.

Tuttavia, l’estensione delle foreste negli ultimi 20 anni è diminuita considerevolmente e la regione Otonga, insieme alle altre riserve costituiscono gli ultimi rifugi di una certa importanza per la fauna e la flora del luogo.

Alla quota di 2000 m la piovosità media è intorno ai 2500 mm annui e l’umidità media è del 90%. La temperatura media annua è di circa 16°C. Si avvicendano due periodi nel corso dell’anno: la stagione piovosa, da dicembre a giugno, e la stagione secca, da luglio a novembre. La regione è generalmente coperta da una spessa coltre di nubi e la nebbia è un fattore caratteristico della foresta, da qui il nome di bosque nublado.

Dopo un tragitto in autobus di linea durato più di 3 ore, percorrendo strade spesso accidentate, siamo giunti alla fermata e partiti a piedi verso il campo base nella foresta.

Dal mio diario di viaggio:

“… arriviamo ai piani bassi di Otonga, carichiamo gli zaini sui muli e partiamo verso il campo base della Reserva Integral, il cammino è lungo, a tratti divertente per le riprese d’avventura del nostro cameraman…la nebbia è fitta e lungo il sentiero appaiono enormi felci arboree che ci catapultano improvvisamente nel Giurassico… All’Equatore viene buio molto presto (il dì e la notte sono divisi equamente). La nebbia compare più o meno verso la quattro del pomeriggio, perciò al mattino il sole splende e di notte appare un cielo stellato che mi ricorderò per tutta la vita…la Luna è rovesciata, a mo’ di sorriso…dopo la cena attorno al fuoco, i racconti, le risate (tante), la raccolta delle farfalle notturne sul telo bianco, si va a dormire nel sottotetto della capanna con materassino e sacco a pelo…”

Le nostre guide, Elicio Tapia e sua sorella Queti, ci hanno accompagnato per tutto il viaggio.

Sono cresciuti in questi luoghi dedicandosi ad ambiente e natura, laureati presso l’Università di Quito. In questi giorni di ricerche in mezzo alla foresta ci sono stati vicino e ci hanno aperto numerose vie con il loro machete. Le camminate in foresta sono state una scoperta continua di piante, uccelli, insetti ed animali mai incontrati prima. 

IL VULCANO : COTOPAXI

Dopo i giorni trascorsi in foresta abbiamo raggiunto i 5000 metri sul vulcano attivo Cotopaxi. Ha un’altitudine di 5872 m e fa parte della Cordigliera delle Ande. Insieme al Chimborazo, attivo in quei giorni, è tra i 4 vulcani più alti del mondo.

Attorno vi è un Parco Naturale fatto di laghi e sentieri. Nonostante le alte quote dei giorni precedenti, siamo rimasti a quasi 5000 metri per poco tempo, a causa di giramenti di testa dovuti all’altitudine. Per starci di più era necessario un periodo di ambientamento maggiore. La terra rossa, l’aria rarefatta, il cielo blu cobalto e l’immensità tutto attorno: questo è ciò che ricordo di quel luogo.

IL FIUME : EL RIO NAPO

Anche l’Ecuador, così piccolo ma così ricco di ambienti diversi, ha l’Amazzonia. Una parte del polmone verde del Sudamerica si trova infatti in questo Paese. E siamo stati anche lì. 

C’è un fiume, il Rio Napo, che nasce ai piedi del Cotopaxi e scorrendo a tratti impetuoso si tuffa nel Rio delle Amazzoni, in Perù. 

Lo abbiamo navigato, osservando nuvole, l’arcobaleno e grossi ciottoli sugli argini. Anche qui con i ricercatori una sera abbiamo posto un telo bianco con una luce, per farvi posare insetti, soprattutto lepidotteri, in modo da studiare la diversità entomologica del luogo.

In Amazzonia è stato anche possibile entrare in una grotta ed osservare gli Amblypygi, un ordine di aracnidi diffusi in zone tropicali. Non sono presenti in Europa anche se è notizia di questi giorni il ritrovamento in Italia, a Trieste, di esemplari appartenenti ad una specie di amblipigi.

Li abbiamo osservati sulle pareti umide della grotta, mentre con le mani facevamo presa sulla roccia e con i piedi lo stesso, per evitare di finire nel ruscello sottostante. 

L’ OCEANO : LA ISLA DE LA PLATA

Potevamo forse non raggiungere l’oceano? No.

In realtà ci siamo andati dimezzati, perché non rientrava nei luoghi di studio, ma come perdere l’occasione?

Dopo un viaggio su un autobus durato tutta la notte, alla prime luci dell’alba abbiamo raggiunto Puerto Lopez, località balneare sull’Oceano Pacifico. Ci si trova nel Parco Nazionale di Machalilla.

Un giorno è stato dedicato alla visita della Galapagos dei poveri, la Isla de la Plata. Più piccola e vicina alla costa rispetto alle sorelle maggiori, fatteci conoscere dai viaggi di Charles Darwin e dai suoi studi sull’evoluzione, è visitabile solo con la guida e tour organizzati.

La navigazione, la visita sui sentieri dell’isola, il pranzo a base di frutta buonissima, il bagno nell’oceano e l’osservazione delle megattere. Questo è stato il programma. 

Sull’isola gli uccelli più particolari e tipici, facilmente avvicinabili, sono le sule piediazzurri, Sula nebouxii, con le zampe azzurre. 

Il viaggio in Ecuador è stato IL VIAGGIO

Quello di cui parli per mesi e mesi da quando torni, quello che dopo 14 anni mi fa avere emozioni e ricordi nitidissimi.

Oltre la meravigliosa natura. Stare in Ecuador è voluto anche dire adattarsi, mangiare pochissimo, essere punti dalle vespe nere, perdere 8 chili e ammalarsi di Istoplasmosi. Una volta tornati, infatti, molti di noi sono finiti nel reparto di Malattie Tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar e pure sul giornale The Scientist. Tra provette di sangue spedite in America, Tac e ricoveri, ne siamo usciti tutti.

Ma oltre ancora, stare in Ecuador è voluto dire conoscere un Paese biodiverso nel vero e puro senso del termine. Vite diverse dalle nostre, persone povere con sempre il sorriso  sulle labbra, in bocche spesso senza denti. La frugalità dei pranzi insieme, la semplicità delle abitazioni, i bambini sporchi di fango e quelli che per arrivare a scuola ci impiegano ore e hanno quindi bisogno di un asinello. La lotta per preservare il territorio, la loro ricchezza. Luci ed ombre, quelle che in fondo fanno parte della storia di ogni Paese e civiltà.

Grazie Ecuador, per avermi indicato la strada.

Lorenza Faccioli

Lorenza Faccioli

Naturalista e Guida Ambientale Escursionistica appassionata di flora, insetti, anfibi e nuvole.

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