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4 giorni a Porto e nei dintorni portoghesi

Premessa doverosa, di questi tempi: con l’emergenza legata al Covid 19 ci sono alcune zone del mondo in cui non si può viaggiare. Ci sono anche persone che guai a parlargli di viaggi. Io sono convinta che scrivere di luoghi ed esperienze faccia solo bene e pure viaggiare, con le dovute attenzioni. Ecco quindi il racconto di 4 giorni trascorsi in Portogallo, in inverno, nei primi giorni di gennaio.

 

Ho cominciato il nuovo anno con un viaggio in Portogallo, paese europeo che nei primi giorni di gennaio ho visitato per la terza volta ed in cui mi auguro di poter tornare.

Sono una di quei viaggiatori low-cost che si adattano piacevolmente a dormire negli ostelli e ad utilizzare i mezzi pubblici ma soprattutto le proprie gambe. Questo per dirvi che si può viaggiare a basso costo facendo dei compromessi tra tempi e mete.

L’idea era trascorrere qualche giorno in una città europea che fosse affacciata sull’Oceano Atlantico.

Tale idea è stata materializzata nell’acquisto del biglietto aereo qualche mese prima, trovando un volo a/r per Porto, con “solo” bagaglio a mano a 80 euro totali, ovviamente al di fuori delle date calde delle festività natalizie.

Porto si trova nel Portogallo settentrionale.

Dopo esser stata nell’Algarve Alentejo ed a Lisbona devo dire che in Portogallo mi sono sempre trovata bene, vi si respira un’aria nostalgica e romantica, d’altri tempi nelle strade rurali e nelle churrascarie di città, ma anche moderna e vivace sui treni della metro e tra i surfisti che cavalcano le onde lungo tutta la costa sferzata dal vento.

Questo racconto nasce per condividere con te qualche dritta sul viaggiare a basso costo e più che una guida canonica alla visita di Porto e dintorni racconterò di luoghi, momenti e mezzi utilizzati.

Volando per un viaggio breve di 4-5 giorni preparo il bagaglio a mano, senza dover aggiungere costi ulteriori.

Per quanto riguarda gli alloggi è dai tempi dell’interrail che frequento gli ostelli, un tempo chiamati “ostelli della gioventù” un po’ in tutta Europa, negli ultimi anni si sono aggiunti ostelli che nulla hanno da invidiare agli hotel, anzi. In Portogallo se ne trovano moltissimi, in Italia invece prevalgono i b&b ma la formula spesso coincide, vi sono camere con più posti letto ma anche camere doppie con bagno privato e inclusa nel prezzo c’è la colazione.

Come trovo questi ostelli?

Ultimamente ho utilizzato il sito Hostelworld, attraverso le sue pagine si può consultare la disponibilità delle stanze di ogni ostello che vi si affida e prenotare pagando una piccola caparra, il resto del pagamento va effettuato in loco all’arrivo o alla partenza dall’ostello, a discrezione della “direzione”.

A Porto sono stata al Gallery Hostel e Gallery Home, un bijoux, ben posizionato rispetto al “centro” cittadino, provvisto nella sua Home di camere doppie con bagno privato, nuove, pulite giornalmente, con in dotazione asciugamani da bagno e da doccia, lenzuola e piumino, phon, sapone, bagnoschiuma e shampoo, utilissimi per liberare spazio nel bagaglio a mano, tv e Wi-Fi gratuito. La colazione consisteva ogni mattina in una torta, fette di pane da tostare, panini, formaggi ed affettati, mini croissant, marmellatine, crema di nocciole, yogurt e cereali, latte, succo di frutta, caffè e via dicendo. In più la cucina è disponibile per prepararsi il pranzo o la cena, ci sono una living room ed anche un giardinetto esterno con fontana, lettini e un alberello carico d’arance.

Devo dire che in Portogallo ho sempre trovato ostelli davvero fighi, a prezzi abbordabilissimi, mi vengono in mente l’Amazigh Design Hostel nel villaggio di Aljezur nell’Alentejo sud-occidentale ed anche il Sunset Destination Hostel di Lisbona.
Insomma, dormire bene a basso costo sentendosi in vacanza si può, eccome!

Bene, una volta acquistato il volo e prenotato l’ostello mancava solo d’aspettare il giorno della partenza, non scordandosi di fare il check-in online.

Il volo da Bergamo a Porto dura 2 ore e mezzo circa, una volta arrivati bisogna spostare le lancette indietro di un’ora, il fuso orario è infatti quello di Greenwich.
L’aeroporto Francisco Sá Carneiro si trova a nord di Porto, da lì parte la linea E (viola) della Metro do Porto che viaggiando prevalentemente in superficie permette di raggiungere piacevolmente il centro cittadino in mezz’ora. La fermata più comoda per poi arrivare al Gallery Hostel a piedi in dieci minuti è Trinidade. 

Nel giorno in cui nel nord Italia arrivava il gelo noi siamo stati accolti da una serata serena e mite, un clima piacevolissimo.
La giornata successiva il nostro arrivo è stata riservata alla visita della città.

Porto è caratterizzata da un fiume che ne delimita il confine comunale, il fiume Douro che quasi fino alla foce ha scavato il suo letto su un terreno collinare, infatti vi sono continui saliscendi. Il Douro divide Porto da Vila Nova de Gaia, la seconda città più popolosa del Portogallo dopo Lisbona, situata sulla riva sinistra del fiume e che fronteggia la Ribeira, l’antico quartiere di Porto. In realtà questo fiume percorre la maggior parte del suo itinerario in Spagna, 572 km, in Portogallo invece compie il resto del suo viaggio, fino alla foce nell’Oceano Atlantico. Famosa la sua valle in quanto è una rinomata regione vitivinicola, io non ho visitato i vigneti ma dicono sia un belvedere (e un buon gustare).

Come avrai intuito non descriverò i luoghi da vedere nella città, per questo esistono siti web specifici e guide turistiche, ma cosa m’è rimasto di più impresso della prima giornata a Porto?

Tre cose: la bellezza della città nel suo insieme e nei suoi particolari, questione di feeling, d’atmosfera che lo so, è una questione soggettiva. Poi, il vino Porto che boh, non m’ha colpito (quindi perchè m’è rimasto impresso?), d’altronde noi si proviene da zone ad alto tasso vitivinicolo. Infine il tramonto sull’Oceano, sempre diverso e sempre suggestivo, un tramonto che ha distinto la giornata in due “climi”, quello mite caratterizzato da un cielo cobalto, da nuvole non pervenute e da aranceti carichi di frutti e piante in fiore, e quello più freddo che c’ha fatto tornare alla realtà di gennaio.

Questo per aprire la parentesi meteorologica: se prima di partire consultate una qualsiasi guida essa vi dirà che Porto in questo periodo è una città piovosa e ventosa, sarà anche vero ma nei giorni in cui ci sono stata non ho visto una nuvola e il clima presente m’ha fatto pensare che là non ci sia un vero e proprio inverno ma è come se l’autunno e la primavera si fondessero in un mix di elementi, alcuni propri dell’autunno, come le foglie rosso fuoco del liquidambar, altri della primavera come i fiori sbocciati delle magnolie. Utile per ottimizzare gli spazi in valigia è consultare i bollettini previsionali, ad esempio sul sito IPMA.

Dopo qualche foto ricordo scattata con la compattina ed il cellulare (la reflex è rimasta in Italia) eccoci al secondo giorno, un sabato dedicato all’OCEANO, filo rosso del viaggio in Portogallo.

S’è deciso di spostarsi a Nord, per evitare di trascorrere troppe ore negli spostamenti abbiamo optato per prendere la linea metro B, quella rossa da Trinidade al capolinea più distante, ovvero fino alla cittadina di Póvoa de Varzim, nella Costa Verde.

Il viaggio è stato piacevole perchè il treno correva in superficie così è stato possibile osservare l’ambiente e il territorio attraversato, è durato poco più di un’ora e ad ogni fermata v’era un via vai di persone del posto, pochi i turisti. Dal capolinea dopo venti minuti di camminata abbiamo raggiunto la stazione degli autobus dove transitano diverse compagnie di trasporto, la Minho ha fatto al caso nostro portandoci in venti minuti circa a Esposende, cittadina a nord di Póvoa de Varzim nel distretto di Braga. 

Torno un attimo indietro alla sera prima, il Wi-Fi gratuito nella stanza dell’ostello è servito per programmare questa giornata, ovvero a decidere dove dirigerci, che linea del bus prendere, a che ora, dove scendere e dove risalire per tornare la sera a Porto. Le mete stabilite erano Esposende ed Apúlia, sua frazione, nel Parque Natural do Litoral Norte, area naturalistica protetta caratterizzata da dune primarie e secondarie, spiagge sabbiose e mulini a vento ora utilizzati come alloggi per le ferie estive. L’autobus Minho (linea Porto – Viana do Castelo) percorre la strada N13 che non segue la costa ma sta un po’ più all’interno, scendendo ad Esposende, cittadina litoranea, ci siamo accorti che avremmo dovuto camminare un bel po’ per bypassare la laguna che ci separava dall’oceano aperto, poco male, il sole c’ha rinvigorito e ci siamo accorti di percorrere parte del Cammino di Santiago Portoghese, al contrario, poichè scendevamo verso Sud. Dopo qualche km lungo marciapiedi ben tenuti la fame s’è fatta sentire quindi ci siamo fiondati in un’hamburgeria aperta in un complesso turistico vicino la spiaggia che dava proprio l’idea di un luogo parecchio frequentato durante la stagione vacanziera.

Allora, il cibo in Portogallo non rispecchia le nostre abitudini, ci mancherebbe, ad esempio non c’è la concezione del primo piatto e del secondo, solitamente si parte con un antipasto, una zuppetta di verdure in una tazza e poi un piatto unico, carne o pesce accompagnati da riso in bianco e patate, patate lesse intere con la buccia, patate fritte, patate al forno, insomma, le patate sempre presenti insieme ad altre verdure.

Il viaggio in bus fino ad Esposende c’ha fatto osservare il territorio rurale caratterizzato da campagna e orti ricchi di prodotti in vendita lungo la strada, cosa per noi insolita in gennaio.
Come sta accadendo qui in Italia anche in Portogallo si stanno diffondendo le hamburgerie gourmet, non ho la certezza che succeda in tutto il Paese ma nei luoghi più turistici penso proprio sia così. Quel giorno è avvenuta pure una scoperta piacevolissima, la birra Super Bock, provare per credere (un pensiero anche alla Sagres, birra del sud).
Per chiudere la parentesi culinaria, si spende decisamente meno rispetto a noi, mediamente tra i 5 e i 10 euro senza dover cercare questi luoghi “economici” col lanternino.

Il pomeriggio finalmente ci ha visto camminare a piedi nudi sulla sabbia di un’ampia spiaggia, selvaggia e lunghissima, nulla a che vedere con le baiette tra le falesie dell’Algarve ma altrettanto affascinante. D’obbligo è stato immergere i piedi nell’acqua gelida e rincorrere le onde di marea, per poi arrivare ad Apúlia, che sì, ha a che fare con la nostra Puglia, da cui partì la colonizzazione italica ai tempi dell’Impero Romano. Ora è un luogo turistico che mantiene l’aria d’altri tempi, non sembra certo di trovarsi sulle riviere italiane, un bene per quanto mi riguarda.

Dopo il tramonto raggiungere la fermata dell’autobus con il quale saremmo tornati a Porto è stata un’avventura a sè, altri km macinati al buio lungo una strada senza marciapiedi, anche i portoghesi corrono parecchio eh, fino a che abbiamo trovato il baracchino della fermata con di fronte un piccolo bar provvidenziale, quasi in mezzo al nulla, lì al bancone un’anziana oste c’ha dato calore con la sua gentilezza e chiacchierando un po’, lei in portoghese e noi in italiano. Poi verso le 19 siamo usciti in attesa dell’autobus, pagando 1 euro e 60 centesimi, 1 euro per una Super Bock da 33 cl e 60 centesimi per un caffè espresso che nulla ha da invidiare ai nostri caffè, extra ristretti. Il bus è passato puntuale e in un’ora e mezza siamo rientrati a Porto. I biglietti possono essere acquistati a bordo del mezzo, i prezzi sono equi.

Domenica, terzo giorno.

Prima della partenza s’è pensato che avremmo potuto noleggiare le biciclette per pedalare lungo la costa e così è stato. In realtà il primo giorno lungo il fiume avevamo adocchiato un tandem blu parcheggiato al negozio di noleggio di bici e scooter quindi eravamo pronti alla prima esperienza di questo tipo, invece al nostro arrivo il tandem era già a spasso. Poco male, il noleggio giornaliero è costato 10 euro cadauno, deposito caparra e via!

Ovviamente il centro di Porto non essendo propriamente pianeggiante è meglio visitarlo a piedi, a meno che non siate degli scalatori in termini ciclistici, invece la bicicletta si rivela un ottimo mezzo per raggiungere le spiagge, sia a nord che a sud di Porto. Noi abbiamo scelto il sud, attraversando il ponte in ferro Dom Luís I siamo passati a Vila Nova de Gaia e da lì siamo scivolati lungo una pista ciclabile sicura e ben tenuta, alcuni tratti in condivisione con i pedoni e runners, in altri riservata ai velocipedi mentre una bella passerella in legno percorre le dune che separano la strada dalla spiaggia, insomma, piste promosse alla grande! Il giro di boa è stato alla cappella do Senhor da Pedra, localizzata sulle rocce della spiaggia omonima.

Essendo domenica v’era il mercatino e parecchia gente del posto con famiglie a passeggio, una bella atmosfera, un clima mite, ventoso, dei surfisti a cercare l’onda e la gioia d’esser alla scoperta del mondo. Il ritorno pomeridiano è stato più faticoso per via del vento contro e della marea di persone a passeggio su entrambe le sponde del fiume Douro, infatti lungo la Ribeira per raggiungere il negozio a cui riconsegnare le bici è stato necessario procedere a piedi. Dopo la giornata precedente su metro e bus, la bicicletta è stata una consigliatissima variante!

L’ultimo giorno portoghese s’è svolto a Porto e nel comune di Matosinhos, situato a nord sempre nel distretto di Porto, raggiunto con il bus cittadino. Lì si trova il Parque da Cidade, il parco cittadino più grande, un’oasi verde con percorsi e laghetti ricchi d’avifauna, luogo ideale per lo svago e per l’attività fisica che qui trova una variante dagli altrettanto piacevoli percorsi lungo l’oceano.
 
Sono state giornate intense e tutto è filato liscio, il Portogallo s’è confermato Paese accogliente, attento ai servizi al cittadino, efficiente nel trasporto pubblico, economico, dal clima amabile e unico nella sua atmosfera antica, nostalgica e romantica.
L’aria che solo lì si respira ti penetra nel profondo e non ti lascia più, è questa la saudade.

Se avrete l’occasione di viaggiare coglietela al volo andando in Portogallo, se potete restate più giorni, oppure tornateci come ho fatto io e come mi auguro di rifare.

Até à vista, Portugal!
 

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